Famiglia e scuola: il complesso ruolo educativo

[ Famiglia e scuola: L’unione fa la forza! ]

Ci si interroga spesso sul rapporto complicato e complesso tra le due agenzie educative più importanti per i ragazzi: la scuola e la famiglia.

Oggi tale rapporto risulta molto conflittuale a causa della tipologia dei genitori.

Un noto psicologo inglese li chiama “genitori spazzaneve”, perché tendono a togliere qualunque problema ai propri figli, impedendo loro di crescere.

In questo modo, non si alleano con la scuola condividendo obiettivi educativi.

Spesso ne contrastano il percorso appoggiando incondizionatamente i propri figli ed alterando in questo modo il messaggio educativo che la scuola manda.

Personalmente credo che il mondo degli adulti dovrebbe:

– interrogarsi molto sui messaggi che invia ai ragazzi,

– assumersi la responsabilità del percorso formativo.

Come può tuo figlio, avere le idee chiare sulla strada da seguire, se nei contesti educativi che frequenta spesso gli vengono chieste cose diverse o peggio contrastanti?

Non è mia intenzione prendere le parti della scuola o della famiglia ma è ora che si guardino oggettivamente le situazioni e non si menta più su quello che sta accadendo.

Ciò che è in gioco è troppo importante!!

Il patto di corresponsabilità consegnato ai genitori all’inizio dell’anno è spesso un documento burocratico, preparato dalla scuola e sottoscritto dai genitori più per buon senso che per una vera condivisone di idee!

(Forse qualcuno non lo legge neanche!)

Condividere gli obiettivi educativi è molto di più che prendere atto di alcune righe scritte su un foglio.

Condividere un percorso educativo significa:

  • avere chiaro l’obiettivo da perseguire,
  • dialogare su quali azioni mettere in atto per il suo raggiungimento,
  • quali modalità utilizzare per eliminare gli ostacoli che inevitabilmente si incontreranno durante il percorso.

Scuola e famiglia dovrebbero chiarirsi quale pezzo fa l’una e quale fa l’altra in una complementarietà senza fine.

Ci sono spesso errori di comunicazione tra famiglia e scuola che non favoriscono il dialogo ma portano allo scontro dimenticando che in mezzo c’è il ragazzo.

Se nelle assemblee di classe invece di parlare di cose formali si andasse più in profondità, cercando di capire INSIEME che tipo di ragazzo si vuole far uscire da quel percorso, forse moltissime lotte non ci sarebbero e ci si sentirebbe meno soli: famiglia ed insegnanti!

Invece:

– gli insegnanti si lamentano di genitori assenti ed inefficaci,

– i genitori si lamentano di professori boriosi e noiosi

in un’ inutile corsa ad essere vincitori, lasciando perdere i ragazzi.

I ragazzi così perdono i punti di riferimento perché nei “luoghi” dove dovrebbero imparare si consumano noiose diatribe su chi ha ragione o ha torto!

Durante le scuole elementari i genitori partecipano abbastanza alla vita scolastica, o almeno provano a farlo.

Alle medie tale partecipazione diminuisce sensibilmente fino a scomparire del tutto alle superiori.

Partecipare alla vita scolastica di un figlio non significa vedere se fa i compiti o se va bene alle interrogazioni!

Partecipare alla vita scolastica significa dare il proprio contributo in termini di competenze e di opinioni.

Partecipare significa comprendere, insieme si professori, come poter ridurre gli ostacoli che si frappongono tra la partenza e l’arrivo del lungo viaggio verso la conoscenza.

Se non si capiscono fino in fondo queste dinamiche, avremo sempre più ragazzi che si allontaneranno dalla scuola appena possibile.

Ragazzi frustrati ed annoiati che vedranno nei genitori e negli insegnanti degli adulti incapaci di collaborare per aiutarli nel difficile compito che è la crescita verso l’autonomia sociale ed intellettuale!!

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Per Aspera ad Astra

Dott.ssa consuelo Marazziti