Li vedi sul treno, ascolti i loro discorsi e comprendi che a volte basterebbe poter essere invisibili e sentirli parlare con i coetanei per poterli comprendere veramente!
Comunicano tra di loro come se parlassero via chat, le relazioni umane si sovrappongono a quelle della rete.

L’adolescenza 4.0 è un’altra cosa!

Non solo occorre trovare la forza di autodeterminarsi ed individuare la strada da seguire per diventare grandi, ma la solitudine che accompagna da sempre l’adolescente si accentua in un momento storico in cui si comunica con gli altri in solitudine!

Sembra paradossale vero?

Per entrare in relazione con gli altri, gli altri dovrebbero essere presenti, dovrebbero poterci guardare, dovremmo ascoltare la loro voce ed osservare i loro gesti ed invece lo sguardo degli adolescenti non è mai sugli altri ma sempre su uno schermo che, in modo ipnotico, li attrae inesorabilmente.

Ma perché, se sono insieme agli amici hanno bisogno di comunicare con gli altri?

È come se avessero paura di scomparire nell’etere dello spazio virtuale se non danno segno della loro presenza alle manifestazioni dei loro coetanei che chattano in modo compulsivo, battendo velocemente sui tasti per dare segno di esserci sempre e comunque!

Ed allora non si è mai da nessuna parte:
non si è a cena con gli amici perché non si parla con loro ma lo sguardo è sullo schermo; non si è con gli amici virtuali perché si cerca di fare due parole con l’amico di fronte e tutto si confonde, sovrapponendo il piano del reale con quello virtuale.

Connessi con la rete ma sconnessi dalla vita reale! Quando i piani si confondono in modo costante può essere un pericolo perché non si riesce più a comprendere qual è la strada da percorrere.

In Giappone la dipendenza dalla rete viene curata, comincia ad essere vista come una vera malattia di cui bisogna liberarsi.

Stanno nascendo i primi centri dove poter portare i ragazzi afflitti dalla dipendenza perché i genitori si sentono impotenti di fronte a questa nuova emergenza.

E noi?

Dobbiamo cominciare da noi!

Imporci di abbandonare il cellulare la sera, abbiamo diritto alla disconnessione, abbiamo diritto a ritrovare la vicinanza fisica, abbiamo diritto di ascoltare le parole che i nostri cari vogliono regalarci e darci la possibilità di conoscerci meglio.

Dobbiamo permettere ai nostri figli di utilizzare lo strumento senza diventare schiavi dello stesso.

Fare in modo che questo avvenga, è compito degli adulti che devono dare l’esempio, non c’è altro modo; non ci sono parole, non ci sono spiegazioni che tengono, solo l’esempio!

Spengiamo i cellulari e riprendiamo quel dialogo fatto di sguardi e di parole.

All’inizio non vi seguiranno, ma se sarete costanti e determinati il tempo vi darà ragione e voi avrete riconquistato il vostro ruolo di educatori insegnando ai ragazzi che la comunicazione ha tanti aspetti: nessuno dei quali deve essere dimenticato!!